Chi sono gli Educatori di strada?

Martina Binelli e Monica Panichi di Coop.21 spiegano su un’intervista al sito Repubblica scuola che sono gli Educatori di strada.

“Chi sono gli Educatori di strada? Qual è e quando è nato il vostro servizio?”
“Gli Educatori (o operatori) di strada sono educatori qualificati che si recano da gruppi di ragazzi informali, le cosiddette ‘compagnie’, ovvero ragazzi (target 14-25 anni) che si ritrovano spontaneamente nel loro tempo libero presso circoli, bar, oratori, piazze o giardini, e passano insieme la giornata.
Nel tempo l’operatore di strada riesce ad instaurare con loro una relazione, condizione fondamentale per poter far emergere i loro bisogni, necessità, interessi o problematiche.
Gli interventi di educativa di strada mirano a realizzare percorsi ed attività di promozione del benessere giovanile, come antidoto al disagio che spesso viene associato a questa fascia di età, lavorando in rete con i soggetti del territorio impegnati in attività a carattere sociale ed educativo e promuovendo più in generale l’empowerment della comunità locale. L’operatore di strada lavora nell’informalità, entra “in punta di piedi” in contesti in cui esistono già dinamiche relazionali ben precise e fondamentale è che riesca a cogliere le potenzialità del singolo e del gruppo, analizzando i bisogni ed ascoltando i sogni e i desideri dei ragazzi. A partire da tutto ciò si attivano percorsi volti a dare ai ragazzi strumenti per raggiungere, ad esempio, l’autonomia personale oppure sviluppare il loro pensiero critico. Il servizio di educativa di strada, promosso dalla Cooperativa Sociale Coop.21, è attivo nei comuni del Chianti fiorentino dal 1993 e oggi si realizza su tutta la zona sud-est fiorentina (Chianti, Valdarno e Valdisieve) in stretto contatto con le Amministrazioni Comunali e la realtà locale.

“ Cosa spinge una persona a relazionarsi con gli Educatori di strada?”
“Nel momento in cui ci facciamo lentamente conoscere dai ragazzi e spieghiamo il nostro ruolo, lentamente questi ci accolgono nel loro gruppo e trascorriamo i pomeriggi con loro, nei diversi luoghi in cui si ritrovano solitamente nel tempo libero.
Cerchiamo di conoscerli meglio, da ogni punto di vista, parliamo con loro di tematiche di loro interesse, diamo loro degli stimoli.
Ci capita spesso che alcuni ragazzi si aprano particolarmente con noi. In questo caso abbiamo raggiunto uno dei primi obiettivi dell’educativa di strada, ossia quello di instaurare una relazione di fiducia con loro, una relazione nella quale i ragazzi comprendono la figura dell’operatore di strada, che non è un amico ma un educatore, che in alcuni casi può diventare un punto di riferimento per il singolo e per il gruppo, e con il quale essi si sentano completamente liberi di esprimersi senza essere giudicati.
Una volta instaurata questa relazione di fiducia, l’educatore di strada cerca di fare un passo avanti. Quel passo avanti consiste nel rendere i ragazzi protagonisti attivi di qualcosa, in riferimento al contesto in cui vivono. Nel concreto il protagonismo attivo per noi ha significato in questi anni, ad esempio, aver rivalutato una stazione e un parco pubblico realizzando dei murales insieme ai ragazzi; aver supportato una compagnia di ragazzi che sono stati attori e registi di un cortometraggio; aver organizzato tra una compagnia e un gruppo di ragazzi migranti del territorio una partita di calcetto.”

“Quali sono i problemi che cercate di far emergere quando incontrate i ragazzi?”
“Più che sui problemi cerchiamo di lavorare sulle risorse del ragazzo, su quello che sa fare, sui suoi stimoli e interessi; sulla base di questi facciamo delle attività o percorsi educativi, lavorando in rete con le associazioni e le altre realtà del territorio.
Quando i ragazzi si aprono particolarmente con la figura dell’educatore possono però emergere anche problematiche.
Nel momento in cui emergono degli aspetti problematici, stiamo in ascolto, supportiamo qualora ce ne fosse la necessità, cercando di far leva soprattutto sul gruppo di amici, affinché la relazione che c’è tra loro possa essere anche motivo di supporto e aiuto.
Nel momento in cui le problematiche necessitano di un intervento particolare, allora ci mettiamo in contatto con altri servizi competenti del territorio e facciamo in modo che il ragazzo in questione, con il nostro aiuto, ci entri in contatto.
Oltre all’instaurare una relazione di fiducia con i ragazzi, che è un importante obiettivo dell’educativa di strada, possiamo essere di supporto ai ragazzi in vario modo, sulla base delle loro esigenze.
Ad esempio quest’anno ci siamo spesso dedicate, nei diversi luoghi in cui lavoriamo, a dare aiuto ai ragazzi nella stesura del curriculum vitae e li abbiamo supportati nella ricerca del lavoro. Una grande problematica che è emersa, ad esempio, è stata proprio quella relativa all’approccio al mondo del lavoro. “

“Quale formazione, sia scolastica che non, devono possedere gli Educatori di strada per svolgere al meglio il proprio lavoro?”
“Gli operatori di strada sono innanzitutto educatori che, a differenza di altri ambiti, lavorano in un contesto destrutturato; questo significa che svolgono le loro attività educative in uno spazio non definito a priori, ma che varia in funzione dei luoghi frequentati dai ragazzi nel tempo libero.
L’operatore di strada nei confronti dei ragazzi deve sviluppare delle capacità relazionali tra cui una capacità di ascolto non giudicante, empatia e comprensione.
L’operatore di strada non deve sostituirsi al ragazzo, ma deve mettere in risalto quelle che sono le sue potenzialità e dargli gli strumenti affinché egli diventi autonomo e sia protagonista del proprio percorso e sviluppo.
L’operatore di strada non lavora mai da solo, ma in coppia; per questo è fondamentale la dimensione dell’èquipe, ossia uno spazio in cui più operatori di strada possano confrontarsi e progettare insieme gli interventi da realizzare insieme ai ragazzi.
Infine l’operatore di strada deve saper lavorare in rete. Questo significa che quando realizza un progetto, cerca di coinvolgere diverse associazioni o realtà che hanno a che fare con i ragazzi e che sono specializzate in diversi ambiti, in modo da rendere il progetto più completo ed efficace.”

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